Codename Vestia - Capitolo 18
Traduzione: A_G_V – Check: SimoDrago
Codename Vestia – Capitolo 18
Doyeong realizzò che quel vampiro stava per metterlo fuori combattimento.
“Tora! Fermo!”
Pararakk.
Gli uccelli scapparono alla sua voce.
Il piede, che stava per raggiungere l’uomo, si fermò. L’aria venne spinta e una folata di vento soffiò sul suo volto. Quando Doyeong vide il suo piede fermarsi a un solo centimetro dal suo volto, la sua spina dorsale divenne fredda.
In piedi tra le canne, Camar trasudava una dignità sconosciuta per la prima volta.
Tora si girò e disse.
“Mati.”
Camar spostò il suo sguardo da lui e andò verso l’uomo.
“Doyeong non si è arreso. Lo scoprirà alla fine.”
Prima che potesse chiedere di cosa stesse parlando, Camar mormorò tra sé e sé.
“Ma va bene, visto che è Doyeong.”
Tora lo guardò e abbassò il suo piede.
“Mi trovo d’accordo.”
Doyeong guardò il vampiro, scioccato.
“Se è così, perché mi hai bloccato così duramente dall’andare lì?”
Tora rise.
“Perché è divertente giocare con il Tenente.”
“Doyeong, vieni qui.”
Camar parlò e andò avanti. Lui guardò Tora e vide che si stava muovendo avanti come per dirgli di andare. Così seguì la vampira.
Passarono per molto tempo attraverso il bosco. Guardò Tora che lo seguiva e disse.
“Se stai cercando di seppellire un topo o un uccello vivo in questo posto segreto, almeno lascialo andare indolore.”
E il vampiro lo guardò divertito.
“Stiamo andando in un posto che gli stranieri non possono trovare.”
‘Cosa?’
Voleva chiedere ma non lo fece perché non pensava che glielo avrebbero detto. Sembrava che lo avrebbe scoperto presto.
Camar stava camminando di fronte a lui senza dire una parola. Doyeong spostò lo sguardo su Tora e chiese.
“E te?
“E io?”
“Qual è la vostra relazione?”
Tora non rispose alla domanda ma piuttosto chiese.
“Non è ovvio?”
Se fosse stato ovvio, pensò Doyeong, non avrebbe chiesto.
Camar allora si girò e disse.
“Tora è mio figlio.”
“Figlio…?”
Doyeong guardò Tora dall’alto in basso. Sembrava essere molti anni più vecchio di Camar. Naturalmente, come vampiro, era difficile giudicare dall’aspetto ma…
“Gli ho dato sangue.”
Le parole seguenti di Camar chiarirono il suo dubbio.
“Ah, quel tipo di figlio.”
Intendeva il beneficiario di qualcuno che diventava un vampiro ricevendo il sangue che attualmente veniva definito ‘Cliente’. Beh, era impossibile che fosse un vero figlio vista la differenza raziale. Tora sembrava un misto di un nativo americano e un caucasico.
“Quindi sei un cliente.”
Mormorò e Tora chiese con espressione divertita.
“Pensavi che fossi suo marito?”
“Siamo arrivati. Ecco.”
Allora Camar parlò e andò avanti. Doyeong rispose a Tora e seguì Camar.
“Era la terza volta che la pensavo così.”
“Perché la terza volta?”
Mormorò lui e lo seguì da dietro. Ma Doyeong non riuscì più a sentirlo. Era per via delle innumerevoli persone che erano apparse di fronte a lui.
Quindi è così che si era sentito John Smith quando era stato presentato alla tribù di Pocahontas o quando Jake Sully era stato presentato a Na’vi.
N/T: John Smith e la tribù Pocahontas sono tratti dal film disney Pocahontas che a sua volta è basato su una storia vera di cui abbiamo testimonianze storiche durante il conflitto con la confederazione Powhatan (1607-1609). Jake Sully e Na’vi sono rispettivamente il protagonista del film Avatar e la razza a cui appartiene Neytiri di cui si innamora (per evitare dubbi tra i vari avatar esistenti, questo è quello delle persone con la pelle blu).
Tutte le persone che sembravano essere indigene dell’isola stavano guardando Doyeong. La maggior parte di loro era curiosa piuttosto che spaventata.
L’uomo si guardò la tribù dall’iniziò alla fine. Sembrò realizzare che Camar non stava nascondendo solo Tora. Stava nascondendo queste persone.
Così guardò Camar.
“Stavi nascondendo queste persone? Perché?”
“Perché non potevamo fidarci di te.”
Disse Tora.
“Il Tenente è un po’ diverso dagli altri ospiti. Piuttosto, questo è il motivo per cui non potevamo presentarti la nostra tribù. Perché non potevamo predire come avresti reagito.”
“‘A me’, intendi…”
Improvvisamente Camar camminò verso la tribù. Occasionalmente, tra la tribù, notò persone di razza mista come Tora.
Camar si tese verso una nonna e la aiutò a farsi avanti. Gli occhi blu circondati dalla pelle simile a vecchia scorza guardarono Doyeong. Anche lei aveva origini miste indigene e caucasiche.
Camar disse.
“Angela. La nipote di Johannes.”
La nipote di Johannes. Stava ponderando su ciò che intendeva non comprendendo ma allora Doyeong improvvisamente realizzò.
“Aveva una moglie e figlia all’esterno…”
Camar scosse la testa.
“Johannes era innamorato della nonna di Angela. Ha detto che non voleva andare.”
“Allora cos’era quella lettera?”
“Gli ho chiesto di scrivere qualcosa di simile.”
Tora rispose e sorrise.
“Johannes era uno scrittore.”
Mentre Doyeong era stupito, Tora camminò verso le persone. Si girò e parlò.
“Benvenuto. Siamo la tribù Satadi.”
***
Tutti sembravano felici. Un uomo rise fragorosamente mentre qualcosa che assomigliava ad arachidi bruciava nel fuoco sopra al falò nel mezzo del villaggio.
Doyeong era curioso ma nessuno nel villaggio parlava la sua stessa lingua quindi non poteva chiedere.
Anche se non aveva alcuna connessione con la vecchia tribù Satadi in cui era nata Camar, questa si chiamava comunque ‘Satadi’. Tutti loro avevano lo stesso cognome ed erano ugualmente ‘Satadi’.
Così era anche la lingua. Anche se era linguisticamente scollegato alla vecchia lingua Satadi, la chiamavano comunque “Satadi”.
Doyeong guardò Camar, che era seduta al suo fianco, mangiare arachidi. Allora, come se avesse sentito lo sguardo di Doyeong, tese ciò che aveva aperto.
“Vuoi mangiare?”
Lui la prese e la mangiò. Era più grande e aveva una consistenza più soffice ma aveva un sapore simile alle arachidi.
Allora si guardò intorno e mormorò.
“Pensavo che vivessi da sola, ma non è così.”
Camar replicò abilmente aprendo la cosa simile alle arachidi.
“Quando sono arrivata inizialmente, non c’era nessuno. Quando mi sono svegliata, c’erano persone. All’inizio era piccola ma è gradualmente cresciuta.”
Era probabile che Camar fosse migrata da un’altra isola mentre dormiva. Se fosse stato così, non avrebbe cacciato le persone che si erano stanziate e avrebbero vissuto insieme.
“Ma non c’era alcuna traccia umana sul lato in cui eravamo.”
Se avesse voluto nasconderlo deliberatamente, sarebbe stato molto difficile nascondere tali tracce. Anche Doyeong, il cui lavoro era trovare le tracce, non era riuscito a trovarne alcuna.
“Le persone della tribù non vanno lì.”
Disse Camar.
“Perché?”
“Perché quella è la mia terra.”
“C’è qualche gestore di terreni?”
Doyeong non riuscì a nascondere il suo sarcasmo ma lei non chiese più come se avesse rinunciato a comprendere le parole moderne.
Lui mangiò la pseudo arachide senza dire una parola per un po’ prima di chiedere come se gli fosse improvvisamente venuto in mente.
“Perché vivi da sola? Ci devono essere molti uomini nella tribù.”
“Le persone della tribù mi considerano in modo diverso.”
Camar rispose alla domanda come se l’avesse prevista.
“In modo diverso?”
Quando Doyeong si girò e lo chiese, Camar scrollò le spalle e disse.
“Dea.”
Ora che ci pensava, le persone della tribù non sedevano minimamente qui. Non era una sensazione di rifiuto, era come se trattassero Camar come un’anziana.
Dopotutto, non c’era motivo per cui un essere che aveva trasceso i poteri fisici e viveva per sempre non fosse un dio. La sola differenza dagli dei che adoravano da altre parti era che i vampiri erano esseri viventi fatti di sangue e carne.
Potevano essere più affidabili nel proteggere dato che erano vivi.
Infatti era stato detto che la tribù aveva un altro nome oltre all’originale Satadi.
Questo perché nei vecchi tempi c’erano dozzine di tribù anche in questa piccola isola. Però, mentre si fondevano in una, sembrava che avessero preso in prestito il nome dalla loro dea.
Doyeong annuì e indicò Tora.
“Allora che mi dici di lui?
Erano entrambi vampiri quindi non avrebbe considerato Camar come una dea. Però Doyeong non comprendeva la riverenza nel volto di Tora ogni volta che guardava Camar.
“Tora è mio figlio. L’ho visto nascere e crescere.”
Inutile dire, Tora, che era seduto su un grande sacco, era quasi intrecciato con una giovane donna dalla tribù litigando l’uno con l’altro.
Quando Tora mormorò qualcosa nelle orecchie della donna, non sembrava stesse dicendo niente di fantastico ma la donna ne fu gioiosa e le loro espressioni di affetto si approfondirono e se Doyeong fosse stato un po’ più innocente, il suo volto sarebbe stato caldo.
Ma nessuna delle persone della tribù sembrava trovarlo strano.
Anche se Doyeong veniva da un mondo dove vampiri e umani erano familiari gli uni con gli altri, la tribù Satadi sembrava accettarli quasi come se fosse una legge naturale.
“Va all’esterno?”
Chiese con sicurezza Doyeong. La tribù sembrava la versione indigena di Marte ma Tora puzzava di civilizzazione. Anche Camar annuì.
“Tora e Lato ci danno le notizie dal mondo. Ottengono anche il Floss.”
Quando sentì dalla sua bocca che Camar mangiava il Floss, sentì un senso di disparità. Si sentì un po’ tradito.
“Ma non mangi fiori grezzi?”
“Perché abbiamo esaurito il Floss in questi giorni.”
“Ma chi è Lato?”
“Il gemello di Tora.”
Doyeong si fermò.
“Anche lui è un Laux?”
Camar annuì.
“Mm-hmm. Sia Tora che lato sono i miei figli.”
“C’è un altro ragazzo con un aspetto simile al suo?”
Doyeong non sapeva se fosse una buona o cattiva notizia per il sesso femminile comunque…
‘Gemelli…’
Pensava che avrebbe ricordato qualcos’altro ma non ci riuscì. Così Doyeong mangiò un’altra arachide e chiese.
“Dov’è l’altro gemello?”
“All’esterno. Tora e Lato fanno a turno per uscire. Questa volta è il turno di Lato. Porta notizie e oggetti.”
Tra gli oggetti usati dalle persone della tribù, poteva vedere alcuni oggetti che potevano essere trovati all’esterno.
“Hai mai sentito di Lato?”
Allora improvvisamente Tora si sedette di fianco a Doyeong e chiese.
L’uomo guardò in modo strano Tora, che tese il suo braccio di fronte a lui e prese una mangiata delle cose simili ad arachidi dal grembo di Camar.
“Perché stai cercando tuo fratello?”
La donna che era stata intrecciata con Tora rimase nel suo posto ma la sua espressione divenne insoddisfatta quando svanì.
Tora disse mentre mangiava le arachidi.
“Non sono in contatto con Lato da un po’. Normalmente ci contattiamo almeno una volta ogni due settimane ma questa volta è passato oltre un mese.”
“Mi dispiace ma sono stato bloccato su quest’isola per un mese e mezzo. Ma come comunicate solitamente?”
Tora rise.
“Non puoi rispondere vero?
Doyeong sospirò.
“Perché non parliamo della tribù.”