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Codename Vestia - Capitolo 5

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Traduzione: A_G_V – Check: SimoDrago

Codename Vestia – Capitolo 5

“Camar? Che nome singolare.”

Disse Doyeong.

Era difficile identificare la sua nazionalità solo dal nome. Però, a giudicare i suoi occhi rossi, doveva aver vissuto per molto tempo. Poteva anche esser nata in un paese che era già scomparso.

“Singolare?”

Camar inclinò la testa, la parola non le era familiare. Doyeong era un po’ sorpreso di quanto sembrasse innocente. Quando stavano combattendo, sembrava più spaventosa di chiunque altro.

Doyeong disse in parole semplici.

“È strano.”

“Non strano.”

Camar mostrò immediatamente un’espressione triste. Sembrava aver più carattere di quanto si aspettasse.

“Bene. Mi dispiace.”

Doyeong non voleva litigare molto quindi si scusò educatamente. Allora la ragazza chiese sensatamente.

“Tu?”

Lui la guardò.

Aveva un volto dall’aspetto innocente ma non poteva capire cosa volesse quindi non poteva rivelare la sua identità frettolosamente. Tutto questo poteva essere una trappola e lei poteva essere un’informatrice mandata per scoprire informazioni da lui.

“Ismael.”

Quindi usò deliberatamente uno pseudonimo.

“Strano nome.”

Ma Camar disse solo quello. Doyeong si massaggiò le tempie.

“Questa canaglia è davvero…”

“Quello non è il tuo nome.”

Disse Camar tranquillamente. Doyeong era sorpreso ma chiese tranquillamente senza mostrare molta espressività.

“Perché lo pensi?”

Allora lei aprì la borsa a tracollo, ci frugò dentro e tirò fuori un oggetto familiare. Era il polsino di Doyeong. Ce n’era solo metà rimasta, probabilmente danneggiata durante il combattimento, ma era sicuramente sua.

“Il tuo vero nome è…”

Doyeong divenne nervoso mentre Camar parlava lentamente e capovolgeva il polsino rivelando la piastrina.

“Tenente.”

Il polsino si era tagliato sulla parte dove sarebbe dovuto esserci il nome. Camar la indicò e disse con espressione trionfante.

“Non pensare di mentire. So tutto, tenente.”
“Oh, naturalmente.”

Era un po’ più sciocca di quanto pensasse.

Forse era perché non conosceva la parola stessa ‘tenente’ ma, ad ogni modo, era una fortuna per Doyeong.

“Vivi su quest’isola?”

Doyeong cambiò l’argomento e Camar annuì.

“Umm.”

“Sola?”

“Umm.”

Quando Doyeong si guardò intorno, era come un’isola deserta.

“Perché? Non ti senti angosciata?”

Anche se quest’isola era un po’ lontana dalla terraferma, un vampiro sarebbe stato in grado di scappare in qualche modo nuotando o costruendo una grande zattera. Però Camar non rispose.

Doyeong chiese perché, ma lei replicò con una risposta diversa.

“Vivo qui.”

Doyeong pensava che Camar non comprendesse la parola ‘angosciata’ e disse ancora.

“Angosciata è…”

“Mangia il cibo.”

Camar improvvisamente spinse il cibo dal cesto di bambù di fronte a lui. Lui provò a parlare ancora.

“Quindi perché sei qui da sola…”

“Devi mangiare. Per essere in sal…te?”

Camar inclinò la testa per capire se la sua pronuncia era confusa.

‘Non ha alcuna intenzione di rispondere.’

Realizzò Doyeong. E ci dovrebbe essere un motivo. Quindi per ora decise di fare un passo indietro e dire la parola correttamente invece.

“Salute.”

“Salute.”

Camar sorrise ampiamente e recitò la parola. Quando era inespressiva sembrava essere fuori da questo mondo, ma quando sorrideva sembrava il cane più gentile. Doyeong era sbalordito.

‘Che carina.’

Allora quasi si colpì per aver pensato spontaneamente in quel modo.

Di fronte a lui c’era una vampira, anche se in questi giorni la parola ‘vampiro’ induceva nell’errore dato che i vampiri non bevevano più sangue.

Ad ogni modo, era affamato perché Camar era arrivata tardi. Non importa cosa provasse a fare, doveva mangiare prima. Quindi Doyeong tese le braccia che erano legate con una fune.

“Su, liberami.”

Camar scosse la testa.

“No.”

“Pensi che possa correre con questa gamba?”

Non sapeva se ci fosse posto in cui correre ma Camar rimase irremovibile.

“Non muovere. Male. Deve stare ferma.”

Sembrava che gli stesse dicendo di stare fermo perché avrebbe fatto male se l’avesse mossa, ma doveva chiedere scusa, non aveva intenzione di farle decidere se poteva muoversi o meno. Doyeong alzò un sopracciglio.

“Rilasciami mentre lo sto dicendo gentilmente.”

Camar scosse la testa e Doyeong disse ancora.

“Liberami.”

Camar sembrava timida ma scosse comunque cocciutamente la testa. Doyeong sospirò.

“Allora come dovrei mangiare così?”

Allora Camar mostrò improvvisamente un’espressione come se avesse avuto una buona idea.

“Ti imbocco?”

Doyeong seppellì la fronte nelle sue mani.

Come aveva fatto a venir catturato su un’isola deserta da una vampira che indossava una maglietta ‘I ♡ NY’? Non sapeva l’esatto momento ma se 30 ore fa si fosse detto che sarebbe finito in questa situazione, Doyeong avrebbe riso fragorosamente.

Dal momento in cui la bomba era esplosa sul sito della missione, era stato come un esperimento per vedere quanto poteva far schifo la sua fortuna.

Doyeong sospirò e scosse la testa mentre Camar aspettava pazientemente.

“Guarda qui.”

Mentre Doyeong stava contemplando la sua sfortuna, Camar si concentrò su di lui come una bambina che aveva sentito l’insegnante dire ‘attenzione’.

“Tu sei una vampira. Io sono un umano. Giusto?”

Camar annuì mentre Doyeong continuava.

“Non so quanto hai vissuto qui ma devi conoscere il terreno mentre io no. Capisci fin qui?”

Camar annuì ancora. Doyeong indicò la sua gamba che era stata fissata ad una stecca.

“E la mia gamba è così grazie al tuo calcio.”

“Scusa.”

Camar si scusò sinceramente ma Doyeong scosse la testa.

“Non ti sto chiedendo di scusarti, ma di cosa sei così preoccupata da dovermi legare?”

“Uh…”

Quando Camar ci pensò, si chiese se lo avrebbe liberato dalle sue restrizioni. Allora improvvisamente prese la ciotola e tirò fuori un pezzo di focaccia preparata senza lievito che sembrava pane indiano e disse determinatamente.

“No.”

Doyeong ingoiò le maledizioni nella sua bocca. Ne aveva abbastanza.

“Mangia.”

Camar spinse il pezzo di pane di fronte alla sua bocca. Doyeong guardò il bane e non ebbe altra scelta se non mangiarlo. Primo, perché aveva fame e la sua gamba doveva riprendersi.

Comunque, dopo aver mangiato il pane, fece una scoperta inaspettata.

“Va bene?”

Doyeong, in quanto francese, aveva alti standard per il pane. Finché avesse detto che ‘va bene’, significava che sarebbe stato in grado di vendere bene ovunque.

Camar sembrava orgogliosa e gesticolò con entrambe le mani mimando un fuoco acceso.

“Preparare il pane. Fuoco… Uhh, caldo.”

“Stai parlando di un forno?”

“Forno?”

“La cosa usata per fare il pane.”

“Umm. Ce n’è uno. L’ho fatto io.”

Ad ogni modo, sembrava ovvio che avesse vissuto su quest’isola per molto tempo, abbastanza da fare un forno. Non sembrava un’informatrice che era stata appena posizionata.

Camar strappò un altro po’ di pane e glielo porse. Doyeong lo prese. Lo fecero qualche altra volta ma Camar, che lo stava guardando con sguardo curioso, improvvisamente disse questo.

“Come un cane.”

Doyeong si fermò.

“Questa canaglia, davvero…!”

Doyeong colpì il mento di Camar con la sua testa come un razzo. Non importava che fosse una vampira, Camar cadde perché era stata colpita alla mascella che era un punto vitale e perché non era preparata.

Ding. Da-lang!

I piatti caddero e il cibò rotolò sul pavimento con un gran rumore. Doyeong si coprì la testa e urlò.

“Chi sono per essere così infastidito da queste cose, proprio come un bambino? Ma comunque, un cane?”

Camar aveva uno sguardo sorpreso. Si massaggiò il mento e mormorò.

“Colpita con la testa.”

Nel frattempo Doyeong urlò incapace di procedere ulteriormente con i suoi arti a combattere essendo legati a una corda.

“Toglila! Lasciami andare! TI mostrerò cos’è un vero cane pazzo!”

Camar guardò Doyeong con espressione scioccata allora si alzò e scappò. Doyeong le urlò dietro.

“Dove stai andando, balorda!”

***

Doyeong si sdraiò e riepilogò ciò che aveva scoperto fin ora.

‘Nome, Camar. Razza, vampira. Nazionalità, sconosciuta. Età, sconosciuta. Circa 24 o 25 per aspetto. I suoi occhi rossi indicano che ha come minimo 400 anni. Peculiarità, vive da sola su un’isola deserta. Ma comunque non sono certo che sia davvero sola.’

Non importa quanto ci provasse, questo era tutto ciò che sapeva per il momento. Non era riuscito a scoprire niente oltre a questo perché non aveva liberato il suo fascino mascolino. Prima avrebbe dovuto flirtare un po’ con lei ma la sua rabbia era sorta inconsciamente.

Non si sentiva colpevole per aver colpito la ragazza. Dove sarebbe caduta nella categoria ‘vecchia’ o ‘debole’? Paragonato a quella vampira, era lui quello che sarebbe dovuto essere trattato come un vecchio. Comunque, aveva pensato che sarebbe morto colpendo Camar usando la sua testa.

Mettendolo da parte, Doyeong non poteva ancora fidarsi di quella vampira sconosciuta. Aveva un volto carino ma nessuno sapeva cosa nascondesse dentro.

Inoltre c’era un problema diverso ora.

“Dannazione, e per il bagno?”

Doyeong mormorò.

Nonostante fosse stato catturato e legato da una vampira sconosciuta in una situazione ignota, la fisiologia umana era davvero onesta. Inoltre il suo stomaco aveva l’abilità di digerire 10000 calorie al giorno quando era al meglio.

La porta si spalancò e Camar apparve.

“Vuoi andare in bagno?”

Doyeong fu sorpreso perché pensava che fosse andata da qualche altra parte.

“Cosa stai–? Sei stata di fronte per tutto questo tempo?”

“Umm, sì.”

Questo significava che stavano attualmente vivendo una scena dove una coppia aveva un litigio ed uno di loro correva fuori. Ma alla fine, visto che non c’era posto in cui andare, la persona si sedeva semplicemente di fronte alla casa e tremava di fuori, come un marito che fumava una sigaretta. Inoltre, aveva un uditomolto sviluppato e sembrava aver sentito Doyeong mormorare.

L’uomo si alzò usando la forza degli addominali.

***

Il cielo notturno era così dannatamente bello. Alphonse Daudet doveva aver scritto ‘Stella’ mentre guardava un cielo notturno come questo.

N/T: Alphonse Daudet è uno scrittore e drammaturgo francese vissuto nella seconda metà del 1800.

Ora che ci penso, non riesco a ricordare l’ultima volta che ho guardato il cielo notturno così tranquillamente.

Forse era quando stavo studiando nel dormitorio alle medie quando avevo bisogno di un po’ d’aria fresca. Guardò il cielo con un sospiro. O era quando ero fuori in missione. Il suo sguardo si fermò momentaneamente sul cielo notturno mentre aspettava la chiamata della natura.

Ripensandoci, aveva vissuto una vita davvero dura. Aveva studiato come apprendista per diventare un ufficiale e, come soldato delle forze speciali, il tempo e gli sforzi che aveva messo nei suoi studi erano infiniti.

Dopo tali sforzi, ora sto facendo questo nell’erba di un’isola deserta.

“Ho davvero vissuto la mia vita.”

Doyeong afferrò i suoi pantaloni e li allacciò guardandosi velocemente intorno con i suoi occhi. Non c’era molto che l’occhio umano potesse vedere nella foresta oscura ma doveva pur farlo per raccogliere informazioni su qualcosa.

In quel momento, la fune che legava il polso di Doyeong venne strattonata e Camar chiese rumorosamente da oltre i cespugli.

“Fatto?”

Doyeong rotolò gli occhi.

“Aspetta un momento.”

E zoppicò fuori dai cespugli. Camar era in piedi lì mentre teneva l’estremità della corda che legava Doyeong. Allora lui le chiese.

“Con chi è che hai un appuntamento? Perché sei di fretta?”

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